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Gusto diVino

Prosecco - bicchieriIl Prosecco va molto di moda. Domanda: come si chiama il vitigno del Prosecco? Risposta: prosecco. E invece no! Si chiama “glera”. Come è possibile? Facciamo un passo indietro nella storia. Il vitigno proviene dalle parti di Trieste, in zona carsica, da una località chiamata Prosecco. Qui il vitigno viene chiamato “glera”. Chiave di svolta fu una terribile gelata nel 1709 che distrusse i vigneti del Veneto. Si pensò di reimpiantare altre varietà, più produttive, ed ecco citato tra i testi del 1700 il Prosecco. E così il vitigno arrivò in provincia di Treviso, dove i vignaioli lo chiamarono appunto “prosecco”. La coltivazione si spinse fino ai Colli Euganei dove, invece, è conosciuto con il nome di “serprino” o “serprina”.
Dunque in provincia di Treviso sia il vino che il vitigno si chiamavano “prosecco”. Il vino era la DOC (Denominazione di Origine Controllata) Conegliano Valdobbiadene e la zona di produzione sostanzialmente coincideva con il territorio della provincia trevigiana, in particolare con quel complesso di colline ora dolci ora impervie che dividono la Marca Trevigiana dalla vallata del Piave tra Belluno e Feltre e che ha come epicentro l’abitato di Conegliano.
 
Le cose sono cambiate a partire dal 2009. Con Decreto del 21 luglio del 2009 il vitigno non può più chiamarsi prosecco, ma glera. La zona di produzione è diventata una vastissima area che va dal Friuli fino al Veneto e comprende oltre 500 comuni. L'operazione è stata voluta dal ministero dell'Agricoltura per tutelare il nome "Prosecco" ancorandolo non più al vitigno ma al territorio. Infatti, fintanto che "prosecco" indicava un vitigno e non una zona di produzione, la tutela legale sarebbe stata inefficace (vedi la diatriba tra Tokaji ungherese - denominazione - e Tocai friulano - vitigno, vergognosamente persa dall’Italia che adesso non può più usare il sostantivo “tocai”). Si è quindi deciso che il vitigno avrebbe cambiato nome in "Glera" suo antesignano originario del Friuli.
Al posto della vecchia DOC, al fine di salvaguardare la specificità della zona di Conegliano è stata istituita la DOCG (Denominazione d’Origine Controllata e Garantita), all’interno della quale è stata istituita la sottozona “Superiore di Cartizze” comprendente esclusivamente il territorio della frazione di S. Pietro di Barbozza, denominata Cartizze, del Comune di Valdobbiadene.
Per concludere adesso abbiamo:
  • una DOC «Prosecco» riservata ai vini delle seguenti tipologie: «Prosecco»; «Prosecco» spumante; «Prosecco» frizzante;
  • una DOCG "Conegliano Valdobbiadene - Prosecco", o "Conegliano - Prosecco" o "Valdobbiadene - Prosecco", riservata ai vini delle seguenti tipologie: "Conegliano Valdobbiadene - Prosecco”;   "Conegliano Valdobbiadene - Prosecco" frizzante; "Conegliano Valdobbiadene - Prosecco" spumante, accompagnato dalla menzione “superiore”; e infine con la menzione “Superiore di Cartizze”.
Tutti i Prosecco devono essere ottenuti dalle uve di “glera” per almeno l’85 per cento; possono concorrere per il restante 15 per cento le uve di altre varietà, in genere la frazione rimanente può essere rappresentata da verdiso, perera, bianchetta, pinot e chardonnay.

Francesco Di Bartolo

Giovedì, Dicembre 14, 2017

ELENCO VITIGNI ITALIANI

Rivista IL SOMMELIER

il sommelier n. 3 2016

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